di Marcello Fois

Grazia Deledda
Scrittrice e Premio Nobel per la letteratura
Dal profondo di qualunque maledizione ti benedico. Senza te, senza il tuo nonsenso non sarei. Sono perché tu sei. Sono stata perché sei stata tu. Hai straziato la mia anima fino a renderla inviolabile. Mi hai respinto fino a legarmi indissolubilmente. Maledetta. Benedetta. Mi ha suggerito ogni mossa sbagliata e mi hai convinto che solo da lontano, a distanza, potessi alleviare la mia pena. Bugiarda. Tu eri differente mentre io facevo l’indifferente. Mi hai aspettato dietro l’angolo mentre vagavo per il mondo. Mi ami? Io sì.

Francesca Devoto
Pittrice
Chi mi richiama dal mio silenzio d’interni? Pensate che anche io abbia qualcosa da dire? Altrove potevo diventare un’estremista della realtà. Ma qui ho dovuto limitare il mio sguardo all’infinito di ciò che conoscevo. Ho immaginato mondi estremi nello sguardo dei miei soggetti. Forse a guardare loro
capireste dove stavo guardando io.

Elvira Serra
Giornalista e scrittrice
Quale tenerezza può scaturire dalla fermezza? Ogni donna di qui ha la caratura di chi deve tenere a bada la bestia feroce del luogo comune che l’attraversa.
Quale perfezione può scaturire dall’inquietudine? Ogni donna di qui ha apparenza e sostanza di controllo. Presenza ed essenza. Quale rivolta può scaturire dall’obbedienza? Ogni donna di qui ha la compiutezza di chi abbia deciso di imperare servendo.

Mariangela Maccioni
Maestra e scrittrice antifascista
La nostra storia fu breve un sussurro appena, ma non perché non fossero passati fenici, cartaginesi, greci, romani, spagnoli castigliani, aragonesi, catalani, saraceni, francesi e italiani. Ma perché di quei passaggi non conservammo l’onta. Sicché quella Storia ci parve assai piccola. Tuttavia la piccola Storia produce gravi danni. Specialmente se dopo averla ridotta a poche righe, dai Nuraghi un salto verso l’era giudicale e di lì a precipizio verso il Carso, non si ha l’accortezza di impararle quelle poche righe. Fino al paradosso di convincersi di aver vissuto una storia parallela. “Il fascismo dalle nostre parti praticamente non c’è stato.” Ma quando mai?

Maria Giacobbe
Scrittrice
Non capisco l’enfasi di pensarsi più importanti di quello che si è. Guardo con condiscendenza ogni tentativo di confondere le cose con le cose. Quella che voi chiamate intraprendenza io l’ho chiamata presunzione. Quella che voi chiamate senso di sé, io l’ho chiamata prosopopea. Datemi della cinica, ma non mi lascerò piegare da questo inganno che si possa rappresentare un luogo.
Possiamo rappresentare a malapena noi stessi. Nessun paesaggio è più diverso da quel luogo di quello che vedo, proprio ora, dalla mia finestra, eppure, qualche volta, mi pare di avvertire il profumo del mare di casa.

Antonietta Chironi
Cantante lirica
Qui c’era la capacità di mostrare quanto forte potesse essere la capacità di aggregare. Alcuni sono lieviti, alcuni solventi, alcuni aggreganti. Pensare ad un luogo come un’orchestra, dove tutte le controversie si spengono ogniqualvolta è necessario partecipare all’armonia del tutto. Questo è stata la sua missione.

Giovanna Cerina
Docente universitaria
Se avessimo a cuore un concetto di madre avrebbe il suo sguardo. Se provassimo a quantificare il peso di un assenso sarebbe la misura di ogni assenso. Se questa città avesse un abbraccio scaturirebbe dalle sue braccia. Non passò serena, perché passar sereni significa contravvenire alla propria genetica di madre alfa. Se questa città avesse un pensiero sarebbe scaturito dalla sua mente, che collegava trama e ordito nell’infinito telaio del nostro essere. Se questa città avesse un cuore sarebbe il suo.