Ci siamo candidati per ritrovarci, per tornare a casa e per riportare a casa chi è dovuto partire, per riscoprirci comunità. Una comunità che accetta la sfida più grande nell’era della globalizzazione: ritrovarsi a partire dagli altri, affermare l’identità come processo, come contaminazione e come irriducibile differenza.

Nel passato remoto da Nuoro si andava e si tornava attraverso le antiche vie commerciali che hanno fatto grande il Mediterraneo. Oggi, dopo che quelle strade sono state dimenticate diventando sentieri interrotti, nasce l’urgenza di ripercorrerle riscoprendole come vie di pace, reti di connessioni, flussi di passaggio continuo tra generazioni, idee, identità, suoni e linguaggi.

Ci candidiamo per trasformare il nostro racconto in un racconto universale.

Dai suoni al vento di Grazia Deledda, ai profumi delle tanche di Sebastiano Satta, all’affresco del paese-mondo di Salvatore Satta, fino alle parole di oggi e domani, Nuoro non esaurisce mai la sua narrazione.

C’è chi narra per non andarsene, chi per riuscire a tornare in qualche modo, chi per portare in giro radici profonde e antichissime.

Il progetto Nuoro 2020 parte da lontano. Da quando nel 2006 con il suo Piano strategico Comunale e intercomunale Nuoro sanciva la necessità di ridare alla politica e alla pianificazione la piena dignità del pensiero lungo, fissando proprio il 2020 come orizzonte per il raggiungimento di un ambizioso processo di rilancio territoriale che individuava nella cultura, declinata nella sua accezione comunitaria, l’asse strategico dello sviluppo locale tra tradizione e innovazione, conservazione e sperimentazione.

La sfida di ieri era arrivare al 2020 avendo intrecciato le diversità in una forte coesione che trova la forza non nella somma delle unità, ma nella rete dei rapporti, delle occasioni, delle produzioni.

La sfida di oggi per il 2020 va ancora oltre, e alle parole sempre attuali di rete e comunità se ne aggiunge un’altra: apertura.