di Luciano Piras, 5 febbraio 2018

Questa sì che è la Sardegna vera. La Sardegna che vince, che gioca per vincere. Che corre unita sotto la stessa bandiera per Nuoro capitale italiana della Cultura 2020. Altro che i soliti pregiudizi meschini! Basta sentire il coro dei sindaci sardi che tifano Nuoro: Nicola Sanna da Sassari, come Massimo Zedda da Cagliari; Mario Bruno da Alghero, come Settimo Nizzi da Olbia e Luigi Mastino da Bosa. Persino Andrea Lutzu, sindaco di Oristano (esclusa dalla top ten delle città in corsa per il titolo), è sceso in campo con la maglia verdeazzurra dei nuoresi. Tutti, dal Capo di Sopra al Capo di Sotto, insieme al primo cittadino di Nuoro, Andrea Soddu, che da subito, da buon barbaricino, aveva messo le carte in tavola: «Giochiamo per vincere». E per vincere, Nuoro, la Sardegna, ha bisogno di una squadra compatta schierata per portare a casa l’intero bottino. Come è stato il Cagliari di Gigi Riva e dello storico scudetto. E dire squadra è come dire comunità, che non è soltanto il complesso degli abitanti di un Comune o l’insieme dei Comuni di un determinato territorio, magari circondato dal mare, e neppure soltanto un gruppo di persone che nutrono interessi simili. No, comunità stavolta sta a significare famiglia.

Una sola famiglia che vuole vincere una grande sfida. Perché non è vero che i sardi marciano l’uno contro l’altro armati; non è vero che noi sardi sappiamo soltanto farci la guerra. No, non è così. È vero, sì, che noi sardi siamo pocos, pochi, siamo una piccola, piccolissima famiglia, ma essere in pochi non è necessariamente un male, anzi. Tzente paca, bona festa, si dice in Sardegna: quando c’è poca gente, la festa riesce meglio. Soprattutto se anche stavolta, davanti ai commissari del Mibact, ci mostreremo forti y bìen unidos. Forti e uniti. Alla faccia di chi, alle soglie del Terzo millennio, continua ad agitare il noto spauracchio attribuito (senza alcun fondamento storico) all’imperatore Carlo V (che parlava e scriveva in francese). Alla faccia di chi ancora oggi continua a credere che l’homo sardus, e l’homo nugoresus in particolare, vive di solo pane, vino e cemento (ne sa qualcosa il vice sindaco di Nuoro Sebastian Cocco, primo sostenitore della Capitale 2020 accusato di pensare troppo ai grandi sistemi dimenticandosi delle buche nelle strade!).

No, la Sardegna è un’altra. La Sardegna è quell’isola al centro del Mediterraneo che sa guardare al resto del mondo, che parla in sardo, in italiano e in inglese, e sa che la cultura è il pane nostrum del futuro. Per questo la Sardegna tutta urla in coro «Forza Nuoro».