Mancini spiega il progetto: puntiamo sui valori di eri e le energie di oggi

Tonio Pillonca, 4 settembre 2017

Nuoro Capitale della Cultura poggia le fondamenta sul futuro. Ma come materiale di costruzione della sua candidatura utilizza i grandi del passato. «Grazia Deledda e Francesco Ciusa, Sebastiano e Salvatore Satta sono le nostre pietre». Massimo Mancini, cinquant’anni, milanese di nascita ma cagliaritano da quattro anni, direttore generale del Teatro di Sardegna, è il coordinatore del progetto. Col suo staff (ne fanno parte tra gli altri Enrica Puggioni, ex assessore comunale a Cagliari, e Antonietta Demurtas, giornalista professionista con lunga esperienza a Bruxelles) da mesi lavora per preparare il dossier che, entro il prossimo 15 settembre, dovrà passare al vaglio della commissione  istituita ad hoc. A novembre saranno scelti i dieci comuni finalisti, a gennaio arriverà il verdetto, inappellabile.

Verso il domani. «I progetti di candidatura» dice Mancini, «partono da quello che sei ma devono raccontare il cambiamento della città, che non significa rivoluzionarla del tutto, ma risolverne le criticità». La più rognosa delle quali, secondo il coordinatore del piano per Nuoro Capitale, «è lo spopolamento delle zone interne». Anche questo processo, però, va arginato con intelligenza. Guai a pensare, per esempio, di perdere per sempre i cervelli che trovano fortuna altrove. «Grazia Deledda è andata via fisicamente dalla Barbagia ma intellettualmente non se n’è mai allontanata. Perché la Sardegna era in tutte le sue novelle, nei suoi romanzi».

Talenti d’oggi. Tornando all’oggi sono tanti gli esempi di nuoresità fruttuosa su cui si può investire, anche se ora sono lontani. Mancini cita Flavio Manzoni, l’ingegnere designer di Ferrari, «le cui competenze possono essere reinvestite a Nuoro, trasmesse alle giovani generazioni».
Per capire come si fa a cogliere questa grande chance Mancini ha inviato a Matera, già fregiata del titolo di Capitale, un giovane nuorese. «Si chiama Giovanni Gusai, ha una laurea in filosofia. Vogliamo che lui ci racconti quella città».

Freschezza. Puntare sui giovani è la missione possibile. «Per la candidatura contiamo molto su di loro», aggiunge il coordinatore del progetto, «ad esempio sulle ragazze di MarraNu, associazione molto impegnata sul fronte culturale. In loro, come in altre realtà, vedi che il percorso di questa candidatura è possibile. Così come lo vedi nelle persone che vivono fuori dalla Sardegna ma che hanno la nostalgia di tornare, di creare ponti. E così ti fanno pensare che è possibile crearli».

Le risorse. Tra gli ingredienti da usare, il coinvolgimento, la comunicazione, la parola. «La nostra letteratura – ricorda Mancini – è un punto di forza. La parola è al centro della candidatura, è il giacimento più prezioso. E ci sono le persone, perché è attraverso le persone che vive la parola. Bisogna rendere tutti partecipi. L’accessibilità culturale è fondamentale, è un capitolo molto importante».  Così come è determinante il fatto che la città viva, si animi, recuperi i suoi luoghi.
«È bello sapere che un quartiere come Preda Istrada abbia creato dal nulla un parco per bambini. Che l’amministrazione comunale scommetta sulla riqualificazione di spazi come l’ex mulino Gallisay o l’ex artiglieria significa molto. Nuoro fa bene a puntare sulla riqualificazione delle periferie. I luoghi contano come la parola, le persone. I nostri sassi, dicevo, sono la Deledda e i Satta, ma pietre sono anche i nostri orafi, gli artisti del Bam che sarebbe riduttivo chiamare artigiani». Grande patrimonio – ritiene Mancini – è la riscoperta dell’avvocato poeta Vadore Sini con il progetto diosa.

Gli amministratori. Il sindaco Andrea Soddu parla già di successo: «Ci siamo candidati – dice – perché vogliamo vincere e stiamo lavorando per raggiungere questo obiettivo, ma il lavoro fatto in questi mesi va ben oltre questa avventura. Le energie, i progetti, le idee, gli eventi del dossier Nuoro 2020 rappresentano il nostro piano strategico della Cultura, che metteremo in atto comunque, a prescindere dal risultato che otterremo». È un pensiero condiviso, e non potrebbe essere altrimenti, dall’assessore alla Cultura, Sebastian Cocco: «Noi giochiamo per vincere, ma per noi il viaggio è importante quanto la meta. Questa candidatura ci serve come durante la navigazione in mare servono il sestante e la bussola. Il sestante ti dà le coordinate, la bussola ti dice dove andare».