La città del Nobel per la letteratura Grazia Deledda, di Salvatore Satta giurista e scrittore raffinato, del pittore Antonio Ballero e dello scultore Francesco Ciusa è tra le 31 in corsa per il riconoscimento. Ecco le storie di chi è tornato per mettere le proprie competenze a disposizione del territorio. Dalle ragazze di MarraNu alla grafica che ha inventato un nuovo font tipografico

di Monia Melis, 24 novembre 2017

MarraNu è parola di sfida. In questo caso di sfida esistenziale, di resistenza. Una parola in sardo, comprensibile in quasi tutta la Sardegna. Ed è questo il nome scelto da cinque ‘cervelli di ritorno‘ per la loro associazione culturale, nata nel 2016, anche perché contiene la sigla Nu. Che indica appunto Nuoro, l’Atene sarda, capitale della Barbagia: una città di cultura, distante da tutto ciò che nell’immaginario nazionale è la Sardegna. Ora la città del Nobel per la letteratura Grazia Deledda, di Salvatore Satta giurista e scrittore raffinato, del pittore Antonio Ballero e dello scultore Francesco Ciusa è tra le 31 candidate a capitale italiana della cultura per il 2020. Una corsa dedicata nel segno del riscatto di un territorio noto in passato soprattutto per il fenomeno del brigantaggio. E il riscatto passa per la forza delle donne barbaricine protagoniste dell’arte, della letteratura e dell’imprenditoria. Donne che spesso erano andate via e poi sono tornate, dopo aver accumulato altrove un ventaglio di esperienze di studio e professionali.

Quelle che ritornano per promuovere la cultura barbaricina 

Come le fondatrici, tutte trentenni, di MarraNu. Giulia Nieddu è la portavoce, un’archeologa. Insieme a Elisabetta Amatori, che ha studiato arti grafiche a Faenza dove ha vissuto fino al 2010, a Grazia Brocca – una laurea in lingue e ora animatrice socio-culturale dopo l’esperienza da group leader in progetti Erasmus Plus – e Chiara Chierroni, musicista ed etnomusicologa. A cui si aggiunge appunto l’unico uomo del gruppo, Francesco Delogu, odontoiatra e creativo, che ha un legame sentimentale con una ragazza del gruppo.

I cervelli di ritorno puntano alla promozione culturale con metodi alternativi. “Un esempio? il nostro progetto pilota ‘IncantaMundu – spiega Nieddu –. Abbiamo creato un percorso fino all’oggetto finale: un biscotto come mezzo immediato che veicoli il mondo magico di Eugenio Tavolara, il designer e scultore sassarese. Abbiamo preso come modello i suoi animaletti che circondano la Vergine nel portone della Chiesa della Solitudine sull’Ortobene. Hanno forme da culto pagano, erano stati commissionati da Ciusa Romagna e realizzati tra il 1953 e il ’54. Quindi abbiamo creato dei prototipi con le stampanti 3D e per gli stampini definitivi ci siamo affidate alla BAMDesign, un’azienda di livello dell’artigianato metallico”. Così i tradizionali papassini di Nule hanno incontrato la magia e la simbologia di Tavolara.

MarraNu poi collabora con altre realtà: dagli enti pubblici fino all’Ente musicale di Nuoro che cura – da trent’anni – Nuoro jazz. E poi c’è, appunto, la candidatura a Nuoro 2020: “C’è un buon fermento – racconta Giulia – in tanti son tornati e l’idea di base è anche quella di combattere la crisi, soprattutto economica che attanaglia ovviamente il settore culturale”.

Durante la Notte dei ricercatori il gruppo è riuscito a coinvolgere i nuoresi e a farli ripensare alle distanze, ai servizi e alle esigenze della loro città: “Abbiamo realizzato un sondaggio da toccare con mano, realizzato su un panno: una mappa dei desideri con i quartieri. Per dare il la abbiamo fornito proposte e idee che derivano dalle nostre esperienze non sarde. Poi, semplicemente, abbiamo ascoltato. Nel ‘cassetto dei sogni’ tutti hanno depositato la loro richiesta: dal mare voluto dai bimbi, fino al cinema in città”. Perché non c’è il cinema? Sorride di gusto mentre spiega: “Sì, ma l’unico è nel centro commerciale della zona industriale, e quello aperto prima era gestito dal sacerdote che curava anche la scelta dei film…”.

L’avanguardia del Man e il nuovo font simbolo di riscatto

La sfida – sostenuta dal sindaco Andrea Soddu, a capo di una lista civica promossa anche dallo scrittore Marcello Fois – è proprio questa. Dall’estrema periferia dell’impero lanciare progetti e realtà di spessore internazionale. Ancorati, anche a realtà d’assoluta avanguardia, come il Man di Nuoro (il Museo d’arte della Provincia di Nuoro). Quando è tornata Sabina Era, grafica di 44 anni, era il 1995. Un periodo di assoluta transizione per il suo settore, il passaggio dall’offset al digitale. “Ho seguito una scuola di grafica ad Ancona, poi sono rimasta lì ancora qualche anno per una collaborazione con una tipografia”. Poi il rientro, folgorante. “Nel 1999 ho iniziato a lavorare al Man a fianco di una grande direttrice, Cristiana Collu. Lei aveva 27 anni, io 24. È stata un’esperienza incredibile, entrambe eravamo spericolate e audaci. Il museo era una fucina con un ritmo davvero serrato che nessuno avrebbe potuto immaginare in un contesto considerato di periferia culturale. Era l’idea giusta in un posto strano, ma di certo vincente. Lavoravo ad ogni mostra e poi c’erano letture, teatro, serate musicali, incontri. Per l’inaugurazione arrivarono artisti spagnoli, un costante filo diretto con l’Europa e grande valorizzazione dei locali”. È in questo contesto che nasce l’idea di sviluppare un nuovo font tipografico – in collaborazione con l’illustratore Angelo Monne – che sia un simbolo, un traino d’immagine: Il Macho Modular. Un progetto faticoso e costoso da adattare ovviamente al web. Creare il corsivo, creare tutti gli adattamenti possibili. Il progetto punta a ribaltare una filosofia di lavoro: “Perché molti pensano alla grafica come a qualcosa di decorativo, estetico ma in realtà è strutturale”. Punti di vista alternativi in una città ha già sviluppato meccanismi che possono dar risultati inediti.

Il qui e ora, Inoke: italiano, limba e inglese

“Ho mollato tutto dopo dieci anni di lavoro a Milano, ero art director di una rivista internazionale, prima ancora ho lavorato in una agenzia di pubblicità e in una casa editrice. Ebbene: si può fare!”. Parla con calma ed entusiasmo Federica Serra, 42 anni, studi di illustrazione e grafica a Urbino, tornata nella sua città dopo 15 anni di vita altrove. Lei, e i suoi soci di Inoke – che significa qui – ci credono. Tutti hanno vissuto all’estero per poi tornare. “Si può fare con molto amore e l’intenzione di trasferire tutte le capacità nel proprio ambiente, adattandosi ancora. Così i tuoi luoghi, “a limba” – la lingua – i messaggi visibili devono diventare fruibili a uno sguardo esterno, ma anche a uno sguardo interno”. Parla di una scelta precisa in relazione ai luoghi: “Qualsiasi posto può diventare centro, lo diventa con la tua presenza e in base al valore che gli dai”. L’impostazione del lavoro con i clienti è l’ascolto e una fitta pioggia di domande, poi il metodo: la responsabilità nel messaggio, e dell’impatto ambientale. Tra i lavori il più rappresentativo è la campagna Autunno in Barbagiadel 2016 – un’iniziativa che da vent’anni coinvolge i micro paesi per tre mesi di eventi: “Siamo riusciti a isolare gli elementi ricorrenti di gioiellivestiti e dolci: sono stati ridotti all’essenziale, scomposti e poi ricomposti. Così abbiamo posto il focus sul luogo – Barbagia – più che sul tempo –, l’autunno”. E per la prima volta hanno introdotto sa limba, il sardo, nella comunicazione: insieme – ovviamente – all’italiano e all’inglese. Una scelta dettata dalla filosofia del ritorno. Ma senza chiusure.