di Paolo Merlini, 27 gennaio 2018

 

Nel giugno 1987 George Steiner, uno dei maggiori critici letterari al mondo, lasciò gli Stati Uniti per visitare Nuoro dopo aver letto “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta, appena tradotto in inglese. Steiner, come ricorderà nel resoconto di quel viaggio apparso poi sul New Yorker, era rimasto folgorato dal libro, che giudicò un capolavoro e un romanzo universale, benché descrivesse fatti e persone che ogni buon nuorese sa essere assolutamente veritieri. Al punto che titolerà il suo saggio “Mille anni di solitudine”, con evidente riferimento al libro culto di Gabriel Garcia Marquez. Ne rimase talmente affascinato che decise di varcare l’oceano per andare a vedere di persona questa versione sarda di Macondo (che non esiste), cioè Nuoro (che invece esiste).Cosa lo spinse? Lo si potrebbe chiedere proprio a lui, che adesso ha 89 anni, invitandolo a partecipare ai festeggiamenti – incrociamo le dita – per la nomina della Capitale della cultura 2020, che verrà scelta il 16 febbraio. Anche per dire all’illustre critico che la Nuoro di oggi è meno solitaria di trent’anni fa e dell’epoca narrata da Satta, tra fine ‘800 e primo ‘900 («Visitare Nuoro è davvero l’unico modo di visualizzare appieno uno dei capolavori della solitudine nella letteratura moderna, se non addirittura di tutti i tempi», scrisse). Forse lo stupirebbe scoprire che per lei fanno il tifo tutti i sardi, come dimostrano gli auguri a Nuoro 2020 dei sindaci delle principali città isolane, da Sassari a Cagliari, da Alghero a Olbia, sino a Oristano, esclusa dalla stessa competizione, che oggi appoggia la candidatura barbaricina. Un tifo che va al di là degli schieramenti politici: in tempi convulsi di elezioni, è l’unica candidatura che mette tutti d’accordo.Non era mai accaduto che in Sardegna si facesse squadra sino a questo punto, che l’obiettivo di una piccola città dell’interno diventasse quello di un’intera isola. Non era accaduto neppure con il calcio, con quella maglia rossoblù che al Sud ha un significato e al Nord il suo contrario. Succede non solo perché Nuoro è la città di Satta e del Nobel Grazia Deledda, del Man e della “Madre dell’ucciso” di Ciusa, ma forse perché nella sua identità, che qui è conservata più gelosamente che altrove, si rispecchia un senso di appartenenza più vasto e anche più profondo dell’essere sardi. Il senso di un popolo, verrebbe da dire.
tratto da La Nuova Sardegna