di GIOVANNI GUSAI

Bisogna poi parlare del senso delle destinazioni. Cioè dei luoghi che le persone scelgono, realmente: posti in cui le donne e gli uomini vogliono andare, e ci vanno.

Questa brocca d’acqua è piena delle vite delle persone.
Una città non ha altro destino, se non quello della gente che la abita.

Il futuro sembra trascinarci via dalle nostre sicurezze, sradicarci dalla tranquillità e dalla consuetudine. Non ci sentiamo mai abbastanza pronti, o adeguati. Sembra che il mondo abbia un passo diverso, non più quello degli alberi e della pietra. Ha le gambe del fulmine e il fiato del vento, ci pare che prenda il nostro destino in mano e lo stravolga. Forse dobbiamo essere come buoni contadini.

Venga la pioggia, e noi la raccoglieremo. Perché irriga e rende fertile, e a noi serve. Picchi forte il sole, e ringrazieremo. Perché è il sole che fa maturare, e ci darà da mangiare. Ci spettini il vento, e sorrideremo. Perché è come se il cielo seminasse per noi. Sia benvenuta la neve, se saremo preparati. Perché ci mette alla prova, e ne abbiamo bisogno.

E se il sole, la pioggia, il vento e la neve fossero uomini e donne, dovremmo essere grati, semplicemente. Senza chiederci da dove vengano, se abbiano studiato, chi abbiano votato o cos’abbiano scelto di fare della propria vita. Hanno qualcosa da darci e qualcosa da dirci.
Hanno un destino, e in un modo o in un altro potrebbe coincidere con il destino di questa Nuoro.

Abbiamo bisogno di rimettere le persone al centro. È in atto un cambiamento di paradigma: intelligenze artificiali e connessioni virtuali dominano il panorama sul quale si affacciano le nostre prospettive di vita. Ma noi siamo contadini, e sappiamo di essere più che intelligenti.
Le intelligenze non ascoltano, non accolgono, non ringraziano, non aspettano, non muoiono.
Neppure conoscono.

Spopolamento è la parola spettrale che ci grava sulla nuca come una spada affilata. È tempo che smettiamo di essere soltanto luogo di origine, e diventiamo destinazione e arrivo.
C’è una città da costruire, a misura dei destini degli esseri umani.
Una città degli esseri umani e per gli esseri umani.
Perché essere umani è il solo modo per resistere.
È più importante della conoscenza, più utile del denaro.

Vengano uomini come pioggia: rendano fertile. Oppure siano come il sole: illuminino e facciano maturare le nostre idee. Gente come vento, che ci sconvolga un poco: oppure non cambieremo mai, ma nessuno se lo può permettere. E siamo preparati a farci mettere alla prova, dalle persone fredde come la neve: prima ci preoccuperemo del freddo, poi capiremo di poterci divertire.
Oppure saremo come contadini illusi e eternamente scontenti, convinti che si possa fare fortuna solo con buone sementi e abbastanza terreni.
Vengano idee, paure, speranze, volontà, progetti, storie e destini. C’è un futuro da coltivare.