di GIOVANNI GUSAI

Ho scoperto la summer school di Rena, Governare il caos, nel momento in cui mi è stato proposto di parteciparvi. Ricevo un messaggio, cerco di capire di cosa si tratti, ringrazio per la fiducia, chiedo un incontro per capire meglio cosa devo fare.
La sede della scuola quest’anno era Matera, Capitale Europea della Cultura per il 2019. È una scuola sulla gestione delle dinamiche complesse, ha lo scopo di insegnare a trarre soluzioni dalle crisi, e opportunità dai conflitti.
Una specie di sfida.
Dico va bene, certo che va bene. Perché è una bella possibilità.

Sembra quello che faceva mio padre a sei anni.
Lui è nato a Lollove.
Dentro il paese non c’è la fontana. Allora lo mandavano fuori dal paese a prendere l’acqua. A sei anni non si può guidare. A sei anni puoi condurre l’asino fino alla fonte, carico di brocche di terracotta vuote, che devi riportare a casa piene.
Piene dell’acqua che berranno i tuoi genitori e tutti i tuoi fratelli più grandi. Le devi riempire con cura, e poi fissarle al dorso dell’asino che ti è stato affidato. È un lavoro che si fa da soli, perché i grandi pensano a portare a casa da mangiare. Ma ci vuole anche l’acqua da bere, e quello lo deve fare il più piccolo. Una volta che tutte le brocche sono ben legate, e tutte piene, le devi riportare a casa. Intere.
A sei anni, tutto questo è difficile. Ma, se ci riesci, hai qualcosa di utile da riportare a casa.

Io mi sono sentito come un bambino spedito lontano, a imparare tutto quello che può, con il solo scopo di avere qualcosa da restituire. Non ho trovato soluzioni. E neppure risposte. Nuoro non ha bisogno di risposte, perché è un posto intelligente e severo – per fortuna. È un luogo assetato, e ogni tanto ha bisogno di andare a prendere dell’acqua fresca lontano da se stesso.

Porto quindi dell’acqua. È per tutti, ma non ci disseterà.
Nuoro continuerà ad avere sete, sempre. Allora le fontane bisognerà costruirle, non andarle a cercare.
Ci vogliono fontane d’acqua nuova.

Non per la candidatura del 2020, né per le contingenze che negli anni a venire dovremo affrontare.
Per il senso stesso della sete. Per la dignità tutta nuorese di un luogo capace di interrogarsi su se stesso e sul mondo.

Ho pensato a cinque modi per riportare a casa la mia esperienza a Matera. Derivano dai contenuti della scuola e dall’osservazione di una città in fermento, consapevole di avere fra le mani una grossa possibilità di rivalsa. Credo ci siano dei modi per governare la complessità di un mondo in costante cambiamento, e ho scelto cinque simboli per raccontarveli. Né soluzioni, né risposte.

Giusto un po’ d’acqua.